nonno Mario – "I Zechìni" https://www.izecchini.it il sito della famiglia Zecchini di Molina di Ledro Fri, 01 Aug 2014 13:15:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.1 nonno Mario https://www.izecchini.it/nonno-mario/ https://www.izecchini.it/nonno-mario/#respond Fri, 16 Mar 2012 16:05:01 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=37 Continue reading »]]> Nonno Mario, di famiglia benestante, completa gli studi ginnasiali a Trento (Arcivescovile). Parte da profugo per la Boemia e nel 1916 va soldato come Kaiserjaeger. Prima a Innnsbruck, poi a Vienna e in Galizia .

Al ritorno in valle riprende gli studi e si laurea in medicina a Bologna nel 1926; dopo esperienze di medico condotto a Roncegno, si specializza in radiologia sempre a Bologna nel 1932 con il prof. Gian Giuseppe Palmieri (condiscepolo il prof.Guerrino Lenarduzzi, poi ordinario all’Università di Padova).

Nel 1932, a Trento, presso l’ospedale S. Chiara, viene incaricato come assistente straordinario di dirigere il servizio autonomo di radiologia, il primo istituto del genere in provincia di Trento. L’anno successivo ne diventa primario.

Dal 1937 al 39 partecipa alla guerra di Spagna come direttore di una unità di radiologia militare col grado di tenente medico.

Al ritorno a Trento inizia la sua attività privata, prima all’ospedale S.Camillo, poi nel suo studio di via Oriola.

Persona generosa e di grande professionalità, il dott. Mario e la moglie Elda sono sempre stati a Trento un punto di riferimento per i compaesani della valle di Ledro, siano stati parenti o semplici conoscenti.

Al dott. Mrio tenete medico della riserva fu assegnato l’incarico di Direttore del Servizio Radiologico dell’Ospedale militare di Trento.

Molti ledrensi. richiamati alle armi, passarono da quell’ospedale e con l’aiuto del dott. Mario riuscirono ad avere esoneri e periodi di convalescenza. Numerosi scamparono così alla disastrosa campagna di Russia dalla quale molti non ritornarono.

Il dott. Mario morì giovane senza aver potuto conoscere i suoi nipoti. Nel 1995 per ricordare i 35 anni dalla sua scomparsa, i 21 nipoti si ritrovarono Molina alla fine delle vacanze estive in una cuginatache poi si ripeterà ogni anno, rinsaldando i vincoli di questa famiglia.

[See image gallery at www.izecchini.it] ]]>
https://www.izecchini.it/nonno-mario/feed/ 0
nonna Silvia https://www.izecchini.it/nonna-silvia/ https://www.izecchini.it/nonna-silvia/#respond Fri, 16 Mar 2012 15:40:06 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=28 Continue reading »]]> zio Osvaldo, papà Mario e nonna SilviaBiografia
Silvia Rizzardi nata nel 1874, si sposa nel 1897 con Emilio Zecchini. Ha due figli: Mario, nato nel 1898 e Osvaldo nato nel 1901. Rimane vedova a 30 anni nel 1904. Intelligente ed energica amministra i beni del marito che dovevano essere abbastanza consistenti e fa studiare i due figli,  uno medico e l’altro ragioniere. Muore  Molina nel 1944,  in piena guerra , vittima della carenza di una dieta alimentare adeguata e di farmaci per il diabete, introvabili anche da papà.

La nonna Silvia era piccola e grassottella, sprizzava simpatia e allegria dal quel suo faccione largo e la bocca senza denti sempre aperta al sorriso. A me piaceva tanto e non le trovavo nessun difetto. Portava gli abiti lunghi con un grembiule, pure lungo, allacciato sotto il seno prosperoso, cosa che  faceva una grande impressione a me che avevo 4/5 anni (sono nata nel 1935).

Parlava, come si usava allora, intercalando con mezze frasi da carrettiere delle quali chiedevo spiegazione alla mamma. La mamma  che stimava e voleva bene alla nonna, mi diceva che solo la nonna le poteva dire e che non le dovevo ripetere.

Trascorreva l’inverno con noi che abitavamo allora in via Gorizia, parecchio distante dalla stazione.Ricordo che si andava a prenderla con la carrozza pubblica trainata dal cavallo, in cassetta un rubicondo  e allegro Carmelo, C’era sempre papà io e Marco.

Il viaggio in carrozza veniva ripetuto in primavera quando la nonna ritornava a Molina per curare l’orto. Io ero la sua preferita e la nonna Silvia mi portava con sé.  Mi faceva la focaccia,  mi cantava le filastrocche, mi metteva al grande lavandino dove allora mi dilettavo a lavare le scodelle. Si recitavano le preghiere del mattino e della sera e la domenica, alla messa, la sentivo bisbigliare le preghiere, cosa che mi incuriosiva parecchio. Mi portava dalle sue amiche: la Beppina dell’Abramo,  la Beppina del Tanzio. La domenica si trovavano a mangiare la torta o dalla nonna o da qualche amica. Veniva a trovarla anche la sorella, la zia Anì di Legos, donna esuberante e simpatica, che gridava invece di parlare e che con la nonna sembrava litigassero invece di discorrere.

La casa di Molina era aperta a tutti, le donne venivano a chiacchierare ed a sfogarsi con lei , a chiedere consigli e penso sia stata anche molto generosa.

Quando ci trasferimmo a Molina per la guerra nel 1943 , assieme a Stefania, si prese cura di noi piccoli: Marta, Marco, Giovanna e Camilla mentre la mamma e il papà erano a Trento con Emiliana ed Enzo.

Ebbi con lei la prima esperienza della morte che mi lasciò più che altro sbalordita. A posteriori che cosa mi rimane della nonna Silvia? l’esperienza di un grande affetto fatto di gesti semplici e premurosi e la testimonianza di una vita serena (non l’ho mai sentita lamentarsi e non l’ho mai vista arrabbiata), senza esigenze, generosa  e tollerante  (non parlava mai male di nessuno) verso tutti.

Marta
]]>
https://www.izecchini.it/nonna-silvia/feed/ 0