La Finestra sulla via

La cucina di casa Zecchini a Molina di Ledro è posta al piano terra, ha una grande finestra ad altezza d’uomo ed è munita di solide inferriate. Si affaccia sulla via principale del paese che porta al Municipio, alla Chiesa, al bar, al campo sportivo e pertanto è sempre stata e lo è tuttora, molto frequentata.

Sotto la finestra si trova il grande lavello di pietra rosa, invidiato da tutti per la sua praticità e bellezza, dove generazioni di massaie Zecchini hanno lavato piatti, bambini e biancheria con l’acqua portata dalla pubblica fontana con i secchi un tempo, e successivamente con l’acqua corrente che ha semplificato la vita ed alleviato la fatica.

La gente passava (e passa anche oggi) e si fermava a scambiare due chiacchiere. Quando c’era nonna Silvia, la mamma di papà, la finestra era il “salotto” della strada dove sua sorella zia Anni, la “Pesata” che abitava più avanti,la Bepina del Bramo di “piazza di sotto” e altre ancora si sentivano in obbligo fare una sosta per riportare le ultime notizie o i pettegolezzi freschi di giornata. In questo modo la nonna Silvia che era una persona importante, in quanto moglie del podestà, era a conoscenza di tutto quanto succedeva in paese.

Le notizie volavano più veloci del vento!

Lo zio Enzo racconta di quando, sfollati a Molina durante la guerra, si era fatto prestare un asino con carretto per andare a Pur a raccogliere legna per il fuoco. Non si sa come ad un certo punto l’asino è scappato e ritrovato solo dopo lunghe peripezie. Tornato a Molina, nonna Silvia era già a conoscenza dell’accaduto.

Un tempo, finita la scuola si prendeva la “corriera” e si andava a Molina per le vacanze estive accompagnati da Stefania (la mamma rimaneva a Trento con papà e i fratelli più grandi occupati nel lavoro); si apriva il vecchio portone (tuttora in uso) e si spalancavano le finestre. La prima ad essere aperta era la finestra di cucina e subito la gente incominciava ad affacciarsi per chiedere: siete arrivati? Quanto vi fermate?.

La cosa era fatta. Si entrava ufficialmente nel tessuto del paese.

Ad agosto poi arrivava lo zio Renzo (Cis) da Milano dove abitava. Si presentava alla finestra, salutava tutti anche se di rado entrava in casa.

Quando le “ragazze Zecchini” sono diventate grandi, alla stessa finestra si fermavano gli “ammiratori”, ragazzi del paese e “villeggianti” per fissare appuntamenti o per organizzare le serate estive, o semplicemente per chiaccherare mentre una di noi era impegnata nel lavare i piatti. Erano sempre tanti i piatti da lavare (e quindi lungo era il tempo speso alla finestra) ma ciononostante si faceva a gara per il servizio.

Gli anni passano, la gente cambia ma la finestra è sempre al suo posto, rallegrata dai vasi di fiori e dotata di nuove imposte; gli ammiratori sono svaniti, gli amici (quelli veri) si fermano ancora a salutare e a chiaccherare. L’unica certezza rimasta, “fedele al suo ruolo”  sono io che lavo i piatti!

 

zia Camilla

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