Ricordi – "I Zechìni" https://www.izecchini.it il sito della famiglia Zecchini di Molina di Ledro Mon, 05 Feb 2018 10:29:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.1 Zio Enzo https://www.izecchini.it/zio-enzo/ https://www.izecchini.it/zio-enzo/#respond Mon, 05 Feb 2018 10:29:26 +0000 https://www.izecchini.it/?p=677 Continue reading »]]> Lo zio Enzo amava moltissimo i suoi nipoti sparsi in tutta Italia. Oggi lo ricordiamo con affetto e già fin d’ora con nostalgia per la sua forte presenza e saggezza, per la sua bontà e generosità. Un grande esempio per tutti noi.

Rovereto, 15 ottobre 2017.

I 21 cugini Zecchini

 

Lo zio Enzo ci ha lasciato domenica 15 ottobre 2017. Era il nostro fratello maggiore, il braccio destro della mamma nella gestione della famiglia nei momenti difficili e nell’educazione e protezione delle sorelle “piccole”.

Buono, generoso, altruista, medico radiologo sulle orme del nostro papà. Ha vissuto per la sua famiglia, si è dedicato agli altri ed ai più poveri con tanto amore.

Voglio condividere con voi le parole scritte da Dino Pedrotti, amico sincero, compagno di tante avventure, di campeggi e percorsi scout, parole che raccolgono l’essenza della vita e della missione di Enzo.

Enzo Zecchini, una vita di servizio.

Leggiamo ogni giorno biografie di persone importanti, considerate importanti soprattutto perchè compaiono spesso sulla stampa o su altri media. Ma ci sono tante, tante persone umili che hanno condotto una vita esemplare dal punto di vista del futuro dell’umanità: queste devono continuare ad essere presenti nei nostri ricordi, nelle nostre anime, nella nostra vita pratica. Enzo Zecchini è stato una di queste persone.

Enzo ha concluso  “una vita di servizio con tanta umiltà e tanta umanità”: così è stato detto nel momento del commiato nella chiesa di Rovereto. Non solo vita da medico (al servizio dei malati) ma anche vita di famiglia (al servizio di figli e nipoti), vita di comunità (al servizio di bambini e carcerati), vita di impegni nella cooperazione internazionale (al servizio dei più poveri tra i poveri, sulle orme di Raoul Follereau).

Ma come si è formata la personalità di un Enzo altruista? E come Enzo può ancora trasmettere a noi quei valori che ci permettono di seguire il suo esempio? Anzitutto c’era stata la famiglia in cui è cresciuto e che ben conobbi: padre, madre, fratelli e sorelle formavano un vero “focolare”. E’ facile orientare la vita intera al servizio se nei primi anni l’ambiente familiare è ricco di vero amore, serenità, autorevolezza, dialogo costruttivo, spirito di accoglienza, esempi concreti di solidarietà….

Per Enzo un altro fattore positivo è stato il percorso scout che nel dopoguerra facemmo insieme per diversi anni. Tuttora decine di ragazzi di allora (ora pensionati) ricordano campeggi ed imprese che organizzavamo nel reparto Trento IV di S. Maria Maggiore, C’era l’impegno della Buona Azione quotidiana e c’erano davanti a noi semplici motto che abbiamo vissuto nella vita pratica:”Eccomi, sono pronto a servire”.

Un ragazzo ha bisogno di vivere avventure ed imprese sostenute da valori. Se lo scolaro non ha avuto in famiglia nei primi anni un orientamento al servizio, la scuola può intervenire poco con educatori e psicologi. Alla vita di scuola devono affiancarsi comunità in cui il ragazzo può esprimere le sue potenzialità: gruppi sportivi, ecologici, parrocchiali, culturali… Ma solo lo scoutismo educa a 360 gradi. Oggi i giovani istruttori sono ben formati in scuole che approfondiscono temi educativi molto caldi. Noi non avevamo scuole, ma facevamo “del nostro meglio” in un mondo in cui società e religione facilitavano il nostro impegno. Ma non c’era bisogno di scuole, se l’impegno evangelico del “servire” era vissuto in famiglia e comunità.

Lo spirito di servizio ha poi ispirato Enzo a seguire i lebbrosi del mondo. E’ lo stesso spirito che in parallelo ha guidato la Veonatologia trentina nell’organizzare cure efficienti non solo ai nostri neonati, ma amcge ai neonati del povero sud-est asiatico.

Enzo compariva poco sulla stampa locale. Ma ogni volta che scrivevo un pezzo a favore dei bambini, mi arrivava una sua mail che confermava il suo appoggio, ricordandomi spesso i motti scout… Grazie, Enzo!

La vita di Enzo non è finita. Il suo “essere” vive ancora nei nostri ricordi e continua ad esserci di esempio. Molti suoi vecchi “lupetti” hanno mantenuto la promessa scout per tutta una vita nella famiglia, nel lavoro. Enzo continua certamente a vivere anche nel patrimonio di tutta l’umanità. Lui ha contribuito a migliorare salute e speranze di intere comunità povere e ammalate. Siamo gocce importanti nell’oceano dell’umanità, diceva Teresa di Calcutta. Il regno dell’Amore su tutta la terra si potrà raggiungere se sempre più persone seguono l’esempio di Enzo: fare “del proprio meglio” per servire che ha bisogno di noi e “lasciare il mondo un po’ migliore di quello che abbiamo trovato”. Insisterei su quelle parole: un po’ migliore” …

Cuginata 2015 – Malga Cita. Lo Zio Enzo con tutti i suoi nipoti.

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Emiliana, un ricordo https://www.izecchini.it/emiliana-un-ricordo/ https://www.izecchini.it/emiliana-un-ricordo/#respond Wed, 26 Jul 2017 14:43:54 +0000 https://www.izecchini.it/?p=671 Continue reading »]]> Il 22 febbraio scorso Emiliana ci ha lasciato. Qui oggi la vogliamo ricordare.
Era nata a Roncegno (TN) dove i nostri genitori si erano trasferiti dopo il matrimonio e dove papà lavorò come medico condotto.
Primogenita di sette fratelli si dimostrò sorella eccezionale e responsabile e rimase legata a noi da grande affetto manifestato con una dedizione concreta e costante.
Donna intelligente, generosa, eclettica, carismatica, provetta pianista come dimostra il video allegato. Aveva frequentato il Liceo Classico “Prati” a Trento. Dopo la maturità frequentò la Scuola di Servizio Sociale rinunciando con grande rammarico, per motivi famigliari, agli studi universitari, che però completò più tardi laureandosi in Giurisprudenza.
Come Assistente Sociale lavorò in un Convitto in Svizzera collaborando con i genitori a far crescere e studiare i fratelli.
Trasferitasi ad Orsogna in Abruzzo come assistente sociale seppe coniugare tradizioni e identità trentina con i costumi e la diversa cultura di questa nuova “terra” dove era capitata, apprezzando ed amando anche la gente.
Sposò l’avv. Giuseppe Tenaglia di Orsogna, persona socievole, di viva intelligenza e di vasta cultura. Nacque Giandomenico. La famiglia si era trasferita a Pescara dove “Peppino” aveva aperto uno studio legale. Emiliana divenne Dirigente nell’Amministrazione regionale con incarichi di alta responsabilità e dove seppe farsi stimare ad apprezzare.
Giandomenico, laureatosi in Giurisprudenza alla Luiss di Roma, divenne giudice, ma abbandonata la magistratura, sposatosi con la sarda Tizia, avvocato, si trasferì a Cagliari dove lavora tuttora all’Avvocatura dello Stato. Nacquero Giuseppe e Giulia che i nonni e particolarmente Emiliana seguirono con grande affetto e disponibilità.
Peppino venne a mancare e lei, fino all’ultimo, ancorché ammalata, si dedicò con passione e costanza alle molte incombenze tra Orsogna e Pescara. Ma seppe coltivare un intenso rapporto affettivo anche con la famiglia di origine.
A Cagliari soggiornava spesso e a Cagliari si spense amorevolmente assistita dal figlio, nuora e nipoti.
Ora riposa ad Orsogna, nella tomba della famiglia Tenaglia accanto al suo Peppino.
A noi ha trasmesso valori ed entusiasmo ed ha saputo mantenere un costante e prezioso attaccamento alla nostra vecchia casa di Molina di Ledro, origine della famiglia Zecchini.

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La merla https://www.izecchini.it/la-merla/ https://www.izecchini.it/la-merla/#respond Sat, 30 Jun 2012 14:14:04 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=271 Continue reading »]]> C’era una tradizione in casa Zecchini che si celebrava ogni anno alla fine di Gennaio nei giorni più freddi (29-30-31) chiamati ” i giorni della merla”: una merla tutta nera scendeva dal camino

Questo fatto si rifà ad una antica leggenda che scrive così:

“Era la fine del mese di gennaio e faceva un gran freddo, freddo come non si era mai sentito prima d’allora; tutto era coperto di neve, i prati, gli alberi, le case. I merli allora erano tutti bianchi, e quasi non si vedevano in mezzo a tutta quella neve. E la merla continuava a guardare in giro, di qua e di là, perché non sapeva dove andare a posarsi per il freddo che faceva. Finalmente vide un camino che fumava e disse al merlo: “Guarda quel camino come fuma; entriamo a scaldarci”; e lui disse: “Va bene, entriamoci”. Insomma i merli entrarono nel camino e ci rimasero tre giorni e tre notti. Passati i tre giorni la merla guardò fuori, vide che era spuntato nuovamente il sole e disse :”Usciamo”. Ma appena usciti si guardarono e la merla disse al merlo:”Ma guarda come sei diventato nero!”; “Eh, ma anche tu” rispose il merlo. E da quel giorno i merli sono diventati tutti neri, con il becco giallo e le zampine gialle, e gli ultimi tre giorni di gennaio, in ricordo di questo avvenimento sono detti “i giorni della merla”.

Le “pope”, Giovanna, Camilla e Maria Silvia attendevano l’avvenimento con molta trepidazione: la notte del 31 gennaio una merla, con il becco giallo e l’occhio vispo, scendeva dal camino, usciva dalla “rebalza” e si posava sul tubo del focolare. Le bimbe aspettavano il suo arrivo nella stanza accanto un po ansiose ma confortate dal sostegno dei fratelli più grandi che si prestavano al gioco. Tra un rumore assordante e metallico (che scoprirono da grandi essere provocato dal battere fra di loro di coperchi tenuti da Stefania) la mamma apriva la porta della cucina; le bimbe entravano e alla luce di alcune candele vedevano la merla posata sul tubo del focolare. Era lì immobile (per forza), soddisfatta e contenta di donare dei sacchettini colorati contenenti i famosi “bombi de seda” appesi ad uno stendino legato al tubo. Ogni bimba riceveva il suo dono; si ritornava nella stanza accanto e tutto ritornava come prima. La “rebalza” veniva chiusa, i coperchi messi al loro posto, la merla messa in un sacco e fatta sparire, pronta per essere utilizzata l’anno successivo.

Ora “la merla” si trova in casa Zecchini a Molina di Ledro e fa bella figura di se sulla piattaia della sala, sempre col suo becco giallo ed il suo sguardo misterioso. La merla è stata confezionata da nonna Elda con una stoffa nera e riempita di segatura e adesso è un po lisa e dimostra tutti i suoi anni ma per noi rappresenta un pezzo della nostra vita!

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