La Famiglia – "I Zechìni" https://www.izecchini.it il sito della famiglia Zecchini di Molina di Ledro Mon, 05 Feb 2018 10:29:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.1 Zio Enzo https://www.izecchini.it/zio-enzo/ https://www.izecchini.it/zio-enzo/#respond Mon, 05 Feb 2018 10:29:26 +0000 https://www.izecchini.it/?p=677 Continue reading »]]> Lo zio Enzo amava moltissimo i suoi nipoti sparsi in tutta Italia. Oggi lo ricordiamo con affetto e già fin d’ora con nostalgia per la sua forte presenza e saggezza, per la sua bontà e generosità. Un grande esempio per tutti noi.

Rovereto, 15 ottobre 2017.

I 21 cugini Zecchini

 

Lo zio Enzo ci ha lasciato domenica 15 ottobre 2017. Era il nostro fratello maggiore, il braccio destro della mamma nella gestione della famiglia nei momenti difficili e nell’educazione e protezione delle sorelle “piccole”.

Buono, generoso, altruista, medico radiologo sulle orme del nostro papà. Ha vissuto per la sua famiglia, si è dedicato agli altri ed ai più poveri con tanto amore.

Voglio condividere con voi le parole scritte da Dino Pedrotti, amico sincero, compagno di tante avventure, di campeggi e percorsi scout, parole che raccolgono l’essenza della vita e della missione di Enzo.

Enzo Zecchini, una vita di servizio.

Leggiamo ogni giorno biografie di persone importanti, considerate importanti soprattutto perchè compaiono spesso sulla stampa o su altri media. Ma ci sono tante, tante persone umili che hanno condotto una vita esemplare dal punto di vista del futuro dell’umanità: queste devono continuare ad essere presenti nei nostri ricordi, nelle nostre anime, nella nostra vita pratica. Enzo Zecchini è stato una di queste persone.

Enzo ha concluso  “una vita di servizio con tanta umiltà e tanta umanità”: così è stato detto nel momento del commiato nella chiesa di Rovereto. Non solo vita da medico (al servizio dei malati) ma anche vita di famiglia (al servizio di figli e nipoti), vita di comunità (al servizio di bambini e carcerati), vita di impegni nella cooperazione internazionale (al servizio dei più poveri tra i poveri, sulle orme di Raoul Follereau).

Ma come si è formata la personalità di un Enzo altruista? E come Enzo può ancora trasmettere a noi quei valori che ci permettono di seguire il suo esempio? Anzitutto c’era stata la famiglia in cui è cresciuto e che ben conobbi: padre, madre, fratelli e sorelle formavano un vero “focolare”. E’ facile orientare la vita intera al servizio se nei primi anni l’ambiente familiare è ricco di vero amore, serenità, autorevolezza, dialogo costruttivo, spirito di accoglienza, esempi concreti di solidarietà….

Per Enzo un altro fattore positivo è stato il percorso scout che nel dopoguerra facemmo insieme per diversi anni. Tuttora decine di ragazzi di allora (ora pensionati) ricordano campeggi ed imprese che organizzavamo nel reparto Trento IV di S. Maria Maggiore, C’era l’impegno della Buona Azione quotidiana e c’erano davanti a noi semplici motto che abbiamo vissuto nella vita pratica:”Eccomi, sono pronto a servire”.

Un ragazzo ha bisogno di vivere avventure ed imprese sostenute da valori. Se lo scolaro non ha avuto in famiglia nei primi anni un orientamento al servizio, la scuola può intervenire poco con educatori e psicologi. Alla vita di scuola devono affiancarsi comunità in cui il ragazzo può esprimere le sue potenzialità: gruppi sportivi, ecologici, parrocchiali, culturali… Ma solo lo scoutismo educa a 360 gradi. Oggi i giovani istruttori sono ben formati in scuole che approfondiscono temi educativi molto caldi. Noi non avevamo scuole, ma facevamo “del nostro meglio” in un mondo in cui società e religione facilitavano il nostro impegno. Ma non c’era bisogno di scuole, se l’impegno evangelico del “servire” era vissuto in famiglia e comunità.

Lo spirito di servizio ha poi ispirato Enzo a seguire i lebbrosi del mondo. E’ lo stesso spirito che in parallelo ha guidato la Veonatologia trentina nell’organizzare cure efficienti non solo ai nostri neonati, ma amcge ai neonati del povero sud-est asiatico.

Enzo compariva poco sulla stampa locale. Ma ogni volta che scrivevo un pezzo a favore dei bambini, mi arrivava una sua mail che confermava il suo appoggio, ricordandomi spesso i motti scout… Grazie, Enzo!

La vita di Enzo non è finita. Il suo “essere” vive ancora nei nostri ricordi e continua ad esserci di esempio. Molti suoi vecchi “lupetti” hanno mantenuto la promessa scout per tutta una vita nella famiglia, nel lavoro. Enzo continua certamente a vivere anche nel patrimonio di tutta l’umanità. Lui ha contribuito a migliorare salute e speranze di intere comunità povere e ammalate. Siamo gocce importanti nell’oceano dell’umanità, diceva Teresa di Calcutta. Il regno dell’Amore su tutta la terra si potrà raggiungere se sempre più persone seguono l’esempio di Enzo: fare “del proprio meglio” per servire che ha bisogno di noi e “lasciare il mondo un po’ migliore di quello che abbiamo trovato”. Insisterei su quelle parole: un po’ migliore” …

Cuginata 2015 – Malga Cita. Lo Zio Enzo con tutti i suoi nipoti.

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Emiliana, un ricordo https://www.izecchini.it/emiliana-un-ricordo/ https://www.izecchini.it/emiliana-un-ricordo/#respond Wed, 26 Jul 2017 14:43:54 +0000 https://www.izecchini.it/?p=671 Continue reading »]]> Il 22 febbraio scorso Emiliana ci ha lasciato. Qui oggi la vogliamo ricordare.
Era nata a Roncegno (TN) dove i nostri genitori si erano trasferiti dopo il matrimonio e dove papà lavorò come medico condotto.
Primogenita di sette fratelli si dimostrò sorella eccezionale e responsabile e rimase legata a noi da grande affetto manifestato con una dedizione concreta e costante.
Donna intelligente, generosa, eclettica, carismatica, provetta pianista come dimostra il video allegato. Aveva frequentato il Liceo Classico “Prati” a Trento. Dopo la maturità frequentò la Scuola di Servizio Sociale rinunciando con grande rammarico, per motivi famigliari, agli studi universitari, che però completò più tardi laureandosi in Giurisprudenza.
Come Assistente Sociale lavorò in un Convitto in Svizzera collaborando con i genitori a far crescere e studiare i fratelli.
Trasferitasi ad Orsogna in Abruzzo come assistente sociale seppe coniugare tradizioni e identità trentina con i costumi e la diversa cultura di questa nuova “terra” dove era capitata, apprezzando ed amando anche la gente.
Sposò l’avv. Giuseppe Tenaglia di Orsogna, persona socievole, di viva intelligenza e di vasta cultura. Nacque Giandomenico. La famiglia si era trasferita a Pescara dove “Peppino” aveva aperto uno studio legale. Emiliana divenne Dirigente nell’Amministrazione regionale con incarichi di alta responsabilità e dove seppe farsi stimare ad apprezzare.
Giandomenico, laureatosi in Giurisprudenza alla Luiss di Roma, divenne giudice, ma abbandonata la magistratura, sposatosi con la sarda Tizia, avvocato, si trasferì a Cagliari dove lavora tuttora all’Avvocatura dello Stato. Nacquero Giuseppe e Giulia che i nonni e particolarmente Emiliana seguirono con grande affetto e disponibilità.
Peppino venne a mancare e lei, fino all’ultimo, ancorché ammalata, si dedicò con passione e costanza alle molte incombenze tra Orsogna e Pescara. Ma seppe coltivare un intenso rapporto affettivo anche con la famiglia di origine.
A Cagliari soggiornava spesso e a Cagliari si spense amorevolmente assistita dal figlio, nuora e nipoti.
Ora riposa ad Orsogna, nella tomba della famiglia Tenaglia accanto al suo Peppino.
A noi ha trasmesso valori ed entusiasmo ed ha saputo mantenere un costante e prezioso attaccamento alla nostra vecchia casa di Molina di Ledro, origine della famiglia Zecchini.

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T-shirt realizzata da Pietro (di Chiara Gubert) https://www.izecchini.it/655/ https://www.izecchini.it/655/#respond Tue, 04 Jul 2017 09:28:47 +0000 https://www.izecchini.it/?p=655 Continue reading »]]> Il disegno di questa T-shirt è stato realizzato da Pietro (di Chiara Gubert) per un concorso indetto dalla scuola che lui frequenta. Ha vinto il 1° premio su 300 concorrenti.

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Ricordo di Carlo Cis https://www.izecchini.it/ricordo-di-carlo-cis/ https://www.izecchini.it/ricordo-di-carlo-cis/#respond Wed, 08 Feb 2017 14:01:40 +0000 https://www.izecchini.it/?p=641 Continue reading »]]> Carissimi,
alcuni giorni fa è venuto a mancare Carlo Cis, figlio di zia Valeria e nostro secondo cugino (zia Valeria era una prima cugina della nonna Elda).

Carlo era medico otorino, lavorava e viveva a Varese; persona generosa, disponibile e colta, legato alla Valle di Ledro alla quale ha dedicato numerosi libri sulla sua storia.

Carlo era molto legato a Emiliana, Enzo Marta e Marco avendo condiviso con loro, tra le altre cose, giochi e avventure nel periodo passato a Molina negli ultimi anni della 2a guerra mondiale.

Noi “piccole” (Giovanna, M.Silvia ed io) ammiravamo Carlo come cugino ideale.

Voglio condividere con voi questo ricordo anche perchè Carlo considerava la nonna Elda una seconda mamma.
Carlo mi scriveva tempo fa a proposito del legame tra nonna Elda e zia Valeria:

Chi trova un amico, si legge nella Bibbia, ha trovato un tesoro. Questo aforisma biblico è interpretato mirabilmente da Elda e Valeria; uno scambio sereno di dare e di avere, il percepire una consonanza che si trasforma in armonia, ingredienti questi necessari per rinsaldare ancor più un legame pur su due strade che sono e devono restare diverse.L’amicizia non è cosa che si possa trovare all’angolo della strada. L’amicizia di questo genere è una conquista difficile che va coltivata giorno per giorno. Non basta essere d’accordo su alcuni aspetti della vita quotidiana, ma essere disponibile nell’aiutarsi nei momenti difficili della propria vita. Ed è ciò che riuscirono a realizzare Elda e Valeria.
Ma in questo meraviglioso se pur singolare rapporto emerge qualcosa di più: il valore di aver trasmesso questo tesoro anche ai propri discendenti, perché, col passare degli anni, non venga meno il piacere di risentirsi e del riconoscersi partecipi di un mondo, che se pur lontano, ancora ci appartiene.

 

Con affetto zia Camilla

Luglio 2016

 

 

Pescara 6 luglio 2016

Cara Alberta,
scusa la carta uso bollo, è quella che maggiormente invade la mia casa e più di ogni altra si adatta a un modesto scrivere alla mia età.

Sono ancora dolorosamente colpita dalla morte di Carlo, io stavo scrivendo per dirgli il mio rincrescimento per il decesso della moglie.

Carlo era tra le poche persone scolpite nella mia memoria e nel mio cuore per avere allietato un periodo terribile, quello dell’ultima fase della seconda guerra mondiale, la vita e le avventure delle nostre famiglie sfollate a Molina.

Tu eri piccolissima, non camminavi; Carlo ti portava con sè nei luoghi delle nostre fantasie piene di spirito di avventura, e principalmente nelle ‘matunère”. Erano in quella zona che ospitava in alto la falegnameria del mio nonno Germano (la cui moglie, nonna Giuditta, era sorella della tua nonna materna vittima della Grande Guerra) e più sotto un insieme di fossi, di buche che sprofondavano nel letto del ruscello che sbucava tra forre e canali. Io scendevo per prima, e ti accoglievo piangente tutt’una con il carrozzino dove Carlo ti aveva ben legata per evitare infortuni, consolandoti con un pezzo di salsiccia o altro sottratto alle scarse provviste del tempo.

Dopo di allora, i comuni ricordi diradano paurosamente. Dopo la licenza liceale, io dovetti subito cominciare a lavorare per la mia famiglia, con papà che dopo la guerra non è mai stato bene. Rare e fuggenti scappate a Molina, Carlo non l’ho visto più. Solo una volta a Pescara quando venne per un congresso medico, ed io lo accompagnai all’aeroporto insieme a mio marito e a mio figlio che poteva avere 2-3 anni (ora ne ha 52).

Un fratello è cosa preziosa, per una sorella. A maggior ragione se il fratello è un buono, un generoso, un amico anche per noi Zecchini. Per questo ti ho annoiato con i miei ricordi, che ti prego di trasferire a Rosanna.

Penso sempre a Carlo con l’amore che si è sempre meritato.
Affettuosamente

Emiliana

Nonna Elda con Emiliana, Marta Carlo ed Enzo nel giardino della zia Valeria a Molina, 1937 ca.

Gli amici Silviota, Carlo, Emiliana, Oscar ed Enzo, al lago Molina 1934 ca.

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Germano e Giuditta Bertolotti https://www.izecchini.it/nonna-giuditta/ https://www.izecchini.it/nonna-giuditta/#respond Tue, 06 Aug 2013 14:08:46 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=354 Continue reading »]]> Ricordo la nonna Giuditta come una nonna distinta, dolce ed affettuosa, con i capelli bianchi, vestita sempre di nero, che abitava in casa Bertolotti a Molina di Ledro. Aveva una stanza tutta per sé, con la compagnia di un gatto vecchio e spelacchiato, senza un occhio che era il suo fedele compagno.

Nella stanza, oltre al letto e ad una grande stufa, la nonna aveva la macchina da cucire, probabilmente, come tutte le nonne, si occupava di riparare ed aggiustare indumenti, biancheria..

Quando si arrivava a Molina per le vacanze estive la prima persona che noi bambini andavamo a salutare era la nonna Giuditta; si passava poi a dire ciao allo zio Tullio e allo zio Elio che abitavano nella stessa casa. Quest’ultimo ci consegnava le chiavi del portone di casa Zecchini e così ufficialmente iniziavano le vacanze sotto la tutela di Stefania,

La nonna Giuditta Piva era nata a Molina di Ledro nel 1868. Il padre Giacomo fu primo maestro di Posta dell’Imperial Regio Ufficio Postale di Molina, situato in un locale della casa Piva (Scarpazu), oggi casa Rizzardi. La nonna aveva tre sorelle Marieta, Maria Maddalena e Gioseffa. Quest’ultima alla morte del padre Giacomo si prese carico dell’ufficio postale di Molina. Gioseffa aveva sposato Giuseppe Zecchini, fratello di Emilio, padre di nonno Mario. C’è quindi una stretta parentela tra le famiglie Piva e Zecchini: nonna Elda era cugina di Valeria e Dario, figli di Giuseffa, e noi fratelli abbiamo continuato questo rapporto di amicizia e di affetto anche con i figli di zia Valeria Carlo, Rosanna e Alberta.

Nel 1895 nonna Giuditta sposò Germano Bertolotti (1867-1940) di Tiarno di Sopra. Hanno avuto 13 figli, molti morti in giovane età, ed un’unica figlia femmina, la mia mamma Elda.

Nonno Germano, che io non ho conosciuto, era un bell’uomo, alto e robusto, con folti baffi alla moda del tempo. Era un bravo ebanista che aveva studiato nelle scuole austriache. Si interessava di disegno, di fotografia, di apicoltura. A Tiarno aveva un laboratorio di falegname, costruiva mobili raffinati (a Molina in casa Zecchini ci sono molti mobili costruiti dal nonno per la figlia Elda che dimostrano tutta la sua abilità di artigiano). Si interessò anche di “politica”, e per un breve periodo di tempo occupò un incarico nella comunità.

Nel 1915 come tanti ledrensi, anche la famiglia Bertolotti fu mandata in esilio a Shwaz in Austria. Nonna Giuditta partì da Molina con i figli Elda, Gino ed Elio (Arturo, Tullio e Lino erano arruolati nell’esercito astro-ungarico).

Dopo la guerra ed il rientro nonno Germano si trasferì a Riva del Garda con la famiglia, ma successivamente su desiderio di nonna Giuditta acquistò a Molina alcune “fusine” che trasformò in laboratorio; acquistò una casa dove andò ad abitare con tutta la famiglia. Questa casa, ora ristrutturata, appartiene Alfio, figlio dello zio Elio.

zia Camilla

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Articolo de L’Adige 06.09.2012 https://www.izecchini.it/articolo-de-ladige-06-09-2012/ https://www.izecchini.it/articolo-de-ladige-06-09-2012/#respond Mon, 10 Sep 2012 10:29:24 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=287 Continue reading »]]> In occasione della Cugina 2012 è stato nostro ospite il Sig. Pierangelo Giovanetti, direttore del quotidiano L’Adige. E sulla scia della bella esperienza che ha vissuto tra di noi, ci ha riservato uno spazio sul giornale.

L'Adige 06.09.2012 - articolu cuginata 2012

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La merla https://www.izecchini.it/la-merla/ https://www.izecchini.it/la-merla/#respond Sat, 30 Jun 2012 14:14:04 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=271 Continue reading »]]> C’era una tradizione in casa Zecchini che si celebrava ogni anno alla fine di Gennaio nei giorni più freddi (29-30-31) chiamati ” i giorni della merla”: una merla tutta nera scendeva dal camino

Questo fatto si rifà ad una antica leggenda che scrive così:

“Era la fine del mese di gennaio e faceva un gran freddo, freddo come non si era mai sentito prima d’allora; tutto era coperto di neve, i prati, gli alberi, le case. I merli allora erano tutti bianchi, e quasi non si vedevano in mezzo a tutta quella neve. E la merla continuava a guardare in giro, di qua e di là, perché non sapeva dove andare a posarsi per il freddo che faceva. Finalmente vide un camino che fumava e disse al merlo: “Guarda quel camino come fuma; entriamo a scaldarci”; e lui disse: “Va bene, entriamoci”. Insomma i merli entrarono nel camino e ci rimasero tre giorni e tre notti. Passati i tre giorni la merla guardò fuori, vide che era spuntato nuovamente il sole e disse :”Usciamo”. Ma appena usciti si guardarono e la merla disse al merlo:”Ma guarda come sei diventato nero!”; “Eh, ma anche tu” rispose il merlo. E da quel giorno i merli sono diventati tutti neri, con il becco giallo e le zampine gialle, e gli ultimi tre giorni di gennaio, in ricordo di questo avvenimento sono detti “i giorni della merla”.

Le “pope”, Giovanna, Camilla e Maria Silvia attendevano l’avvenimento con molta trepidazione: la notte del 31 gennaio una merla, con il becco giallo e l’occhio vispo, scendeva dal camino, usciva dalla “rebalza” e si posava sul tubo del focolare. Le bimbe aspettavano il suo arrivo nella stanza accanto un po ansiose ma confortate dal sostegno dei fratelli più grandi che si prestavano al gioco. Tra un rumore assordante e metallico (che scoprirono da grandi essere provocato dal battere fra di loro di coperchi tenuti da Stefania) la mamma apriva la porta della cucina; le bimbe entravano e alla luce di alcune candele vedevano la merla posata sul tubo del focolare. Era lì immobile (per forza), soddisfatta e contenta di donare dei sacchettini colorati contenenti i famosi “bombi de seda” appesi ad uno stendino legato al tubo. Ogni bimba riceveva il suo dono; si ritornava nella stanza accanto e tutto ritornava come prima. La “rebalza” veniva chiusa, i coperchi messi al loro posto, la merla messa in un sacco e fatta sparire, pronta per essere utilizzata l’anno successivo.

Ora “la merla” si trova in casa Zecchini a Molina di Ledro e fa bella figura di se sulla piattaia della sala, sempre col suo becco giallo ed il suo sguardo misterioso. La merla è stata confezionata da nonna Elda con una stoffa nera e riempita di segatura e adesso è un po lisa e dimostra tutti i suoi anni ma per noi rappresenta un pezzo della nostra vita!

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La storia della famiglia https://www.izecchini.it/la-storia-della-famiglia/ https://www.izecchini.it/la-storia-della-famiglia/#respond Fri, 15 Jun 2012 14:33:19 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=172 Continue reading »]]>
Albero genealogico Zecchini

L’albero genealogico della fam. Zecchini: dai trisavoli ai 21 cigini che hanno ideato “La Cuginata”

Nel 1840 Adamo Zecchini, sposato con Teresa Beretta, possedeva a Molina una fabbrica di chiodi ed attrezzi in ferro e commerciava in grano.Ha avuto quattro figli:

    • Giuditta, cl, 1834, andata in sposa il 5 febb.1855 ad Antonio Rosa, della famiglia “Gustavi”

Francesco (1836-1895), sposato il 19 sett. 1864 con Maria Zecchini di Angelo (nata nel 1837 e deceduta in Boemia nel 1916)

  • Virginia (1839-1909), andata in sposa il 20 ag. 1859 ad Antonio Segalla, della famiglia Segali
  • Giuseppa (1844-1917) accasatasi il 10 ag. 1871 con Antonio Rosa della famiglia “Pezu”.

FRANCESCO ZECCHINI, l’unico figlio maschio di Adamo, ha avuto a sua volta sei figli, dei quali

  • quattro scomparsi in tenera età;
  • Giuseppe (1869-1919) sposato il 4 apr. 1894 con Gioseffa Piva di GIacomo (morta a Shwaz in esilio nel 1918 di spagnola) Gioseffa è la sorella di Giuditta Piva, manna di nonna ELDA.
  • Emilio (1872-1904), sposato il 16 sett. 1896 con Silvia Rizzardi (1874-1944) della famiglia “Serafini”.

Emilio Zecchini e Silvia Rizzardi sono i genitori di nonno Mario Zecchini e zio Osvaldo.

  • Mario sposa Elda Bertolotti il 8 magg. 1929. Dall’unione nasceranno sette figli: Emilian, Enzo, Marta, Marco, Giovanna, Camilla e Maria Silvia.
  • Osvaldo, fratello di Mario sposa Fausta Francescati e non avranno figli.

Durante il noto esilio in Boemia, la famiglia di Emilio Zecchini fu profuga a Birkenberg (vicino a Pribram, quella del fratello Giuseppe a Schwaz (Austria), mentre Giuseppa in Rosa andò a Bukowa ove morì nel 1917.

La famiglia Zecchini si distingue per due aspetti particolari: non porta un soprannome come è uso frequente nella comunità ledrense dove le famiglie con cognome comune son numerose, ed ha una linea maschile che si è ristretta al dott.MARIO (1898-1960), perchè si è chiusa la linea maschile del cugino Dario (1902-1969) figlio di Giuseppe.

Albero genealogico de i Zecchini

Albero genealogico de i Zecchini – da “Molina di Ledro le famiglie raccontano…” ed. Comune di Molina di Ledro 2008

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nonna Elda https://www.izecchini.it/nonna-elda/ https://www.izecchini.it/nonna-elda/#respond Fri, 16 Mar 2012 16:21:26 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=49 Continue reading »]]> La Famiglia Bertolotti “Paolet” proveniva da Tiarno di Sopra.

Il nonno Germano Bertolotti era un bravo ebanista che aveva studiato nelle scuole austriache; aveva molteplici interessi, si curava di fotografia, e di api. Appassionato del suo mestiere, studiava a fondo i progetti dei mobili che gli venivano commissionati. Nella casa Zecchini a Molina di Ledro esistono ancora molti mobili costruiti da nonno Germano per la figlia Elda che mostrano tutta la sua abilità di ebanista.

Il nonno era un bell’uomo alto e robusto con folti baffi bianchi alla moda del suo tempo. Si sposò con nonna Giuditta Piva della famiglia “Bolò” di Molina di Ledro ed ebbero tredici figli, otto dei quali morirono in tenera età. Elda era l’unica figlia femmina.

Durante la prima Grande Guerra, a tredici anni, mamma Elda con la famiglia fu profuga a Schwatz, in Moravia.

Dopo il rientro in Italia, il nonno Germano si trasferì a Riva del Garda, in zona S. Giacomo, in una casa con laboratorio e continuò il suo lavoro di ebanista. Qualche anno dopo vendette tutto e su pressione di nonna Giuditta, acquistò un edificio a Molina di Ledro che trasformo in laboratorio e una casa d’abitazione in paese.

Nonna Elda si sposò il 2 maggio 1929 (primo matrimonio concordatario a Molina di Ledro) con Mario Zecchini da poco laureato medico ed ebbero 7 figli.

Camilla e Marta

Cara mamma, cara nonna e anche cara bisnonna !
Non avresti mai pensato, tu nata agli albori del 1900, di ricevere notizie direttamente dal XXI secolo… ti dedichiamo queste quattro righe pensandoti serenamente e ricordandoti con tutto l’affetto che si può serbare a chi ci ha preceduto e con pesanti sacrifici e saggia fiducia nel domani ci ha spianato il cammino. Ormai sei la capostipite di una grande famiglia ! Ogni anno il Signore ci dona qualche nuovo bimbo da coccolare e da indirizzare sulla Buona Strada, quella che anche tu hai percorso; i figli che hai accolto a loro volta hanno accolto altri figli che hanno accolto i loro, in una storia ripetitiva che serbiamo gelosamente e con orgoglio presentiamo agli altri quando festeggiamo la nostra Cuginata.

Alessia – Ricordo della nonna Elda a 25 anni dalla morte

 

Sono tre anni che vado con Renzo in Baviera per consegnare un premio del Consiglio d’Europa. Sulla strada che da Innsbruck va verso Salisburgo, non molti chilometri da Innsbruck, sulla destra si scorge Schwaz col suo castello in alto.

Il mio pensiero va alla mia mamma, la nonna Elda, che lì ha vissuto il brutto periodo della 1a Guerra Mondiale. Era una bambina, essendo nata nel 1901 e quell’esperienza ha lasciato un segno in lei per tutta la vita.

Diceva spesso, in casa, che avrebbe desiderato tornare, anche se, probabilmente non avrebbe più trovato niente di allora. Nel bilancio famigliare della nostra famiglia non esisteva la voce viaggio-vacanza e, a maggior ragione, viaggio all’estero. La mamma negli anni settanta godeva di una piccola pensione INPS e aveva ricevuto degli arretrati. Così l’anno in cui mi sono laureata (1969) in settembre mi pare, abbiamo organizzato il “ritorno a Schwaz” assieme a Marco. La mamma fino al Brennero aveva il biglietto del treno gratis perché famigliare diretta di Marco che lavorava nelle FF.SS. Solo io avrei pagato il biglietto intero.

Non ricordo tanti particolari di questa visita, so di certo che alla mamma sembrava di vedere tutto nuovo; ricordava la zona prossima alla stazione e soprattutto il grande e storico maniero che sovrastava la ridente cittadina.

Invece ella legava a quei luoghi le persone che erano con lei, la sua famiglia con i fratelli Gino ed Elio (classe 1911), le famiglie di Molina (Maria Chinatti con Lea e Danilo, la zia materna Giuseppina con i cugini Valeria e Dario) e quelle di Tiarno (Antonietta Merli) a cui era toccata la sorte di andar via dal paese.

Ricordava le preoccupazioni che la sua mamma (nonna Giuditta per noi) nutriva per i tre figli più grandi (Arturo, Tullio, Lino arruolati nell’esercito austro-ungarico) e poi finalmente il ritorno con i cugini Valeria e Dario che avevano visto morire la mamma di spagnola poco prima della fine della guerra.

Tutto riviveva pensando alla sua mamma che teneva unita la famiglia riferendosi a lei unica femmina della casa!

Schwaz è piaciuta alla nonna Elda che l’ha trovata pulita, ordinata, ricca di monumenti. Abbiamo dormito in un alberghetto lindo, sotto piumini d’oca … abbiamo gustato il pane nero a colazione, i piatti tirolesi a pranzo!Nel ritorno ci siamo fermati ad Innsbruck il tempo per vedere il “Goldenes Dachl” e camminare nel centro lungo la Maria Theresien Strasse e comperare qualcosa di tirolese in quei bei negozi di stoffe.

Vi ricordo che la nonna Elda aveva un po’ di sangue austriaco e parlava con molta venerazione dell’imperatore Francesco Giuseppe e con altrettanto entusiasmo di Maria Teresa che tanto aveva fatto per l’istruzione scolastica e per la valorizzazione delle donne. Inoltre conosceva molto bene la storia dell’impero austro-ungarico; non aveva grandi titoli di studio, ma scriveva con una calligrafia molto chiara e ordinata (del tutto persa ai nostri giorni). Dopo sposata si era fatta una cultura anche nella letteratura italiana da Dante al Manzoni.

Cara Schwaz che hai visto la mia mamma bambina in un triste periodo di guerra e l’hai rivista, dopo tante fatiche e tante gioie quasi settantenne, sei anche tu legata a noi Zecchini nel ricordo della cara nonna Elda.

Maria Silvia

La nostra mamma, Elda Bertolotti, era persona dal carattere forte, sorretta da una profonda fede cristiana, che l’aiutò nelle decisioni quotidiane nella vita, unendo ad una tenace determinazione, grande bontà e dolcezza d’animo. Mai dimenticò la sue origini e il paese dove era nata; la sua persona esprimeva generosità ed amicizia, fu sempre disponibile ad ascoltare ed accogliere quanti si rivolsero a lei per essere aiutati, avendo un’attenzione particolare per le persone della sua valle. Superò molte difficoltà e dolori; da buona moglie rimase sempre a fianco del marito nella sfortuna, nelle difficoltà economiche e nella sua lunga malattia; alla sua morte continuò la sua opera di mamma, facendo crescere i suoi figli educandoli ai buoni principi ed alla riconoscenza verso chi li aveva messi al mondo.

Emiliana, Enzo, Marta, Giovanna, Camilla e Maria Silvia

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nonno Mario https://www.izecchini.it/nonno-mario/ https://www.izecchini.it/nonno-mario/#respond Fri, 16 Mar 2012 16:05:01 +0000 http://wp.izecchini.it/?p=37 Continue reading »]]> Nonno Mario, di famiglia benestante, completa gli studi ginnasiali a Trento (Arcivescovile). Parte da profugo per la Boemia e nel 1916 va soldato come Kaiserjaeger. Prima a Innnsbruck, poi a Vienna e in Galizia .

Al ritorno in valle riprende gli studi e si laurea in medicina a Bologna nel 1926; dopo esperienze di medico condotto a Roncegno, si specializza in radiologia sempre a Bologna nel 1932 con il prof. Gian Giuseppe Palmieri (condiscepolo il prof.Guerrino Lenarduzzi, poi ordinario all’Università di Padova).

Nel 1932, a Trento, presso l’ospedale S. Chiara, viene incaricato come assistente straordinario di dirigere il servizio autonomo di radiologia, il primo istituto del genere in provincia di Trento. L’anno successivo ne diventa primario.

Dal 1937 al 39 partecipa alla guerra di Spagna come direttore di una unità di radiologia militare col grado di tenente medico.

Al ritorno a Trento inizia la sua attività privata, prima all’ospedale S.Camillo, poi nel suo studio di via Oriola.

Persona generosa e di grande professionalità, il dott. Mario e la moglie Elda sono sempre stati a Trento un punto di riferimento per i compaesani della valle di Ledro, siano stati parenti o semplici conoscenti.

Al dott. Mrio tenete medico della riserva fu assegnato l’incarico di Direttore del Servizio Radiologico dell’Ospedale militare di Trento.

Molti ledrensi. richiamati alle armi, passarono da quell’ospedale e con l’aiuto del dott. Mario riuscirono ad avere esoneri e periodi di convalescenza. Numerosi scamparono così alla disastrosa campagna di Russia dalla quale molti non ritornarono.

Il dott. Mario morì giovane senza aver potuto conoscere i suoi nipoti. Nel 1995 per ricordare i 35 anni dalla sua scomparsa, i 21 nipoti si ritrovarono Molina alla fine delle vacanze estive in una cuginatache poi si ripeterà ogni anno, rinsaldando i vincoli di questa famiglia.

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